il Gerba: Headline Post

Visualizzazione post con etichetta etica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta etica. Mostra tutti i post

sabato 6 ottobre 2007

LIBERTA' ED ETICA

Riflettendo sul concetto di liberta’, comprendo che è difficile ingabbiare il suo significato in una sterile definizione. La storia ci insegna che la libertà è una conquista, un traguardo, un bene comune. Oggi grazie ad un percorso iniziato dagli antichi, siamo orgogliosi di affermare:
- sono libero di pensare secondo il mio punto di vista;
- sono libero di esprimere le mie opinioni;
- sono libero di operare le mie scelte;
- sono libero di agire secondo la mia volontà.
Ma noi uomini, è risaputo, non siamo esseri infallibili. La nostra cultura oscilla tra desideri e doveri, tra interessi faziosi e imperativi morali, tra ambizioni e buon senso.
Ecco che la libertà rischia di diventare un alibi. Può essere sventolata per prevaricare, per imporre il proprio volere, per plasmare il mondo secondo visioni totalizzanti. Per questo credo che la libertà sia un concetto limite. La libertà in sé tende a diventare libertà assoluta e, in quanto tale, attenuante di una volontà distorta.
La nostra condotta è mossa fondamentalmente dalla ricerca del piacere e della felicità. Il nostro ego anella ad essi per il proprio benessere individuale.
Così descritto l’uomo sembra paragonabile ad un fiume in piena che può spazzare tutto e tutti, pur di raggiungere il proprio obiettivo. Per questo ha bisogno di una diga, di un argine, di un freno. Nel momento in cui siamo diventati capaci di migliorarci attraverso il libero confronto, abbiamo compreso che esiste un bene superiore al benessere dell’individuo: la collettività.
L’individuo è libero fino a quando non arreca danno agli altri, fino a quando non nega l’altrui libertà di dissentire, fino a quando non lede l’integrità mentale e fisica del suo pari. Ecco perché la libertà è nulla senza un comportamento etico; un comportamento responsabile che crei equilibrio stabile tra uomo e alterità, tra individuo e società, tra governanti e governati, tra il forte e il debole.
Ognuno di noi ha diritto ed il dovere di esprimere la propria visione delle cose, di agire secondo i propri valori, ma nessuno può lontanamente pensare di utilizzare gli altri come strumenti per perseguire i propri fini; nessuno può ridurre un uomo libero ad oggetto.
È questo il confine sottile tra libertà ed oppressione; è questo il limite invalicabile che l’etica deve difendere.


Alessandro Bucci

domenica 23 settembre 2007

ECONOMIA ED ETICA

L’economia, diversamente da altre scienze, è legata sia alla teoria della razionalità sia all’etica. Essendo l’etica rilevante per l’economia è difficile tenere separati i problemi metodologici che hanno per argomento il carattere dell’economia dai problemi valutativi che riguardano le scelte individuali e le loro condizioni e conseguenze. In una visione ortodossa, l’economia è una scienza puramente positiva nettamente distinta dalla politica e dall’etica e l’economia normativa non diviene altro che l’applicazione dell’economia positiva all’esplorazione di problemi che sono d’immediata rilevanza valutativa. In realtà è difficile fare certe distinzioni l’economista non può essere estraneo alla morale e utilizzare l’economia come semplice tecnica.
Gli economisti, per poter fornire strumenti tecnici alla politica, devono collegare la teoria economica ai concetti morali che sono impiegati dai politici. Per far questo devono essere in grado di orientarsi in tematiche quali i bisogni, l’equità, le opportunità, la libertà e i diritti. L’economia positiva potrebbe essere separata dalle proposizioni valutative, ma gli economisti positivi sono influenzati dai propri valori morali. Nella teoria della razionalità le scelte di un soggetto sono determinate dalle sue preferenze, ma ciò non esclude che le preferenze siano orientate da principi morali. Il carattere dell’economia normativa è determinato sia dall’economia positiva che dalla razionalità, ma è errato identificare il benessere unicamente con la soddisfazione delle preferenze data la difficoltà di dare giudizi di valore secondo i quali si ritiene che persone che sono in situazioni simili godono dello stesso benessere.
Secondo le teorie anarco-capitalistiche i diritti naturali (cioè diritti che non dipendono dalle loro conseguenze) assicurano l’autonomia individuale. La giustizia consiste nel rispettare i diritti. Secondo Nozick un risultato è giusto solo se nasce dalla giusta acquisizione di ciò che si possedeva o dal trasferimento volontario di ciò che si possedeva giustamente. La giusta acquisizione è quella che non viola alcun diritto, e i trasferimenti sono volontari solo nel caso che nessuna limitazione delle scelte individuali nasca da violazione dei diritti: “La giustizia è una questione di titolo valido e dipende dalla storia reale, non dal quadro dei risultati che dalla storia risulta”. Solo il bisogno di rettificare ingiustizie passate giustifica la ridistribuzione. Le considerazioni riguardanti il benessere non giustificano mai alcuna interferenza con le libertà individuali, poiché la funzione dei diritti per Nozick non è di massimizzare il benessere, ma di assicurare la libertà e di permettere agli individui di perseguire i loro progetti personali.


Nella speranza che un giorno la guerra finisca