il Gerba: Headline Post

giovedì 25 ottobre 2007

LA CASTA DEI GIORNALI

E poi vogliono mettere il bavaglio ai blog !!!
“La storia dei contributi diretti e indiretti all'editoria è antica, ma da ieri è possibile per la prima volta andare a spulciare l'elenco dettagliato di chi li riceve e dei relativi stanziamenti”. Era il 4 gennaio del 2006 e solo due quotidiani italiani aprivano un‘operazione trasparenza sul mondo dell'editoria e sui finanziamenti di Stato ai giornali di partito (ma non solo) destinata, nei mesi immediatamente successivi, a scoperchiare il vaso di pandora della distorsione del mercato della carta stampata.
Venivano alla luce sovvenzioni a pioggia, spesso elargite a giornali semiclandestini, attori di un teatrino di inganni ed imposture a discapito del cittadino contribuente. Circa 700 milioni di euro in un anno che finiscono in mille rivoli, sotto forma di contributi diretti o indiretti, nelle tasche di grandi gruppi editoriali così come nelle borse di finti giornali di finti movimenti e di cooperative fasulle, rimpolpando gli utili degli azionisti di grandi testate in attivo e alimentando, in questo modo, una sorta di sottogoverno e di clientele. Una vera e propria rapina di risorse pubbliche, una distorsione del mercato che, tuttavia, fa anche capire la mortificazione in cui versa la stampa italiana costretta, per ragioni di pagnotta dei soliti “amici degli amici”, ad essere grancassa e specchio della “casta” del potere politico. Qualche tempo dopo, intorno a marzo 2006, un'inchiesta televisiva di Report di Raitre, svelerà all'ignaro mondo dei lettori dei quotidiani italiani l'esistenza di un mondo di giornali poco venduti e omologati tra di loro. Soprattutto finanziati dallo Stato, dalla casta dei partiti, per mere questioni di propaganda politica e destinati a tutto tranne che a informare davvero il cittadino-lettore ed elettore: informazione “embedded” non destinata alle edicole ma alle scrivanie dei poteri forti del Paese. Ce lo ricorda Beppe Lopez, cronista di razza e scrittore, autore di un' inchiesta scomoda, “La casta dei giornali”, per “Stampa Alternativa”. E dove si dà conto, per la prima volta in modo organico e puntuale, di come l'organizzazione della “casta” della politica trovi nell'editoria asservita, propagandistica e - soprattutto - sovvenzionata dai soldi pubblici, il proprio braccio armato. Titolava, infatti, il Qn il 5 settembre di un anno fa: “Giornali loro, soldi nostri. Basta avere un movimento politico o anche solo due parlamentari alle spalle per accedere ai contributi pubblici”. Fra i beneficati avevano l'onore di una fotina Feltri (5.371.151 euro), Ferrara (3.511.906), Polito (2.179.597) e naturalmente Antonio Padellaro, direttore de L'Unità, il giornale percettore del contributo più alto (6.817.231). “Nei due giorni successivi alcuni quotidiani - scrive Lopez nella sua inchiesta - aprendo una crepa nel muro di reticenza e di complice silenzio eretto e scrupolosamente invalicato negli anni dalla quasi totalità dei giornali, sviluppava una breve campagna d'informazione, con un taglio quasi di contro-informazione, sullo scandalo dei contributi: “160 milioni di euro a editori che si nascondono spesso dietro fantomatici movimenti politici” e “una legge del 2000 (poi modificata) che concede prebende a coop fatte ad hoc”. Incipit di uno dei servizi? “Il bello è che tra loro ci sono alcuni dei campioni del liberismo economico, editori che da anni chiedono, pretendono la libera impresa rispetto all'antico Stato assistenziale. E ricordano, giustamente, che il rischio fa parte del gioco. Gente con le idee chiare e col portafoglio zeppo di milioni di euro, frutto delle elargizioni”. Conclusioni: “E' il grosso delle elargizioni che, in tempi di carestia, andrebbe rivisto. Per dare un segnale al Paese, alla gente che deve arrivare a fine mese senza contributo pubblico”. Parole che potrebbero essere state scritte ieri godendo di una maggiore attualità di allora. Perché nulla è cambiato. Anzi. Ecco perché Beppe Lopez ha avuto buon gioco nel rispolverare questo scandalo che non trova giustizia (la casta tende a tutelare se stessa e i suoi vassalli del quarto potere), stavolta elencando pedissequamente le elargizioni statali ai giornali di partito, alle finte cooperative, ai grandi gruppi editoriali, citandoli tutti contributo per contributo, provvidenza per provvidenza. E annunciando – senza tema di smentite – che il prossimo, possibile “V-Day”, avrà come imputati eccellenti proprio “la casta dei giornali”, intimamente legata a quella politica e quindi non meno colpevole dello sfascio del sistema. Ma si farebbe un errore a giudicare il dotto pampleth di Lopez come un' operazione furbesca, dettata dall'apertura di un mercato di denuncia sull'onda dell'emozione (e dell'impressione) causata dal forte seguito avuto da Grillo e dalle sue piazze. Lopez, in realtà, con il libro denuncia l'assenza di un mercato reale dell'editoria. Che in quanto sovvenzionata e tutelata, rimane asfittica rispetto alla necessità di innovarsi guardando anche alle nuove tecnologie come risorse e non come avversari da contrastare per tutelare il proprio orticello. Oggi la “casta dei giornali” è solo lo specchio fedele di quella politica, autoreferenziale ed elitaria, piegata sul mantenimento di interessi di bottega e, dunque, mai veramente libera, perché il potere si autoalimenta impedendo al mercato di espandersi. In ultimo, Lopez fornisce anche qualche idea su come uscire da questa spirale scandalosa, come quella di rivedere le attuali norme per favorire, attraverso le sovvenzioni pubbliche, la nascita di nuovi soggetti editoriali che aprano il mercato a nuove voci, secondo regole rigide e mai a tempo indeterminato. Ne trarrebbe giovamento la cultura e, soprattutto, la democrazia. Per ora è proprio questo che la “casta dei giornali”, su mandato dei padroni e dei padrini, si guarda bene dal fare.

di Sara Nicoli - da www.canisciolti.info

1 commento:

Francesco Candeliere ha detto...

Concordo al 100%.Mi vergogno dei giornali che abbiamo.
Basta vedere come hanno boicottato e boicottano il sentimento di antipolitica dominante nel nostro paese....Certo, si dovevano occupare dell'eredità di Pavarotti......nelle prime pagine...
Bravo Gerba,dobbiamo ribadire a voce alta che il depistaggio effettuato oggi dalla nostra stampa è lo strumento più forte che hanno in mano i nostri "politici criminali" per darci poco conto e per difendere le proprie poltrone, che hanno sempre radici più profonde.

Nella speranza che un giorno la guerra finisca